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Uomini che affrontano la paternità…

È davvero necessario il computer a scuola?

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Clifford Stoll, pioniere di internet definito da Bill Gates “l’avvocato del diavolo”, scrive: “L’educazione è una cosa assai più seria dell’alfabetizzazione informatica”

La Repubblica – D n. 783 del 17 Marzo 2012 – Risponde Umberto Galimberti
Le scrivo in merito al suo libro I miti del nostro tempo, che ho letto mentre scrivevo la mia tesi di laurea magistrale e ho ripreso oggi che mi trovo a scrivere la tesi di dottorato alla Sydney University. Se mi è permesso vorrei condividere con lei alcune riflessioni sorte dopo aver letto il paragrafo su “Gli effetti negativi dell’informatica nella scuola”. Lei è davvero convinto che l’introduzione di internet nelle aule scolastiche non sia una buona idea? Il mercato del lavoro oggi richiede una conoscenza di queste attrezzature e la scuola non lo può ignorare. La rete informatica oggi costituisce una nuova forma di semiosi che va insegnata e va imparata! Dobbiamo farci carico delle trasformazioni subite dalla società e monitorarle per fare in modo che progrediscano ma non degenerino. Più che la televisione, internet è un mezzo democratico. Tutti guardiamo la televisione, ma senza interagire. È un processo passivo. Con internet invece siamo tutti in gioco. Tutti possiamo esprimere le nostre idee, condividerle fino a raggiungere mete distanti. L’unico problema che vedo è non tanto l’introduzione della rete nelle scuole, quanto il suo insegnamento. Come giustamente fa notare lei, spesso gli studenti che arrivano al livello terziario (me inclusa) non sono in grado di consegnare una tesina che non sia piena di disastri sintattici e spesso anche ortografici. Oltre al tema di italiano (4 in 9 mesi), in quale altra occasione ci è data l’opportunità di esprimerci sulla carta? E allora, tornando al punto, se questa classe di docenti non ci ha saputo insegnare a scrivere, sarà in grado di insegnare ai nativi-digitali a usare internet? Valentina Seffer

Non ho nulla contro internet e in generale contro l’informatica. Figuriamoci. Sarebbe come se uno, ai tempi di Gutenberg, se la fosse presa con la stampa. Quel che mi chiedo è se l’insegnamento dell’informatica è compatibile con gli obiettivi che la scuola dovrebbe proporsi, e che, a mio parere, sono nell’ordine: la formazione, il senso critico e la capacità di ricerca.
La formazione della personalità, che dovrebbe essere lo scopo primario della scuola primaria e secondaria, non passa attraverso l’informatica. Il senso critico, che significa capacità di giudizio, non è alimentato dalla profusione di dati che internet fornisce, se poi chi li raccoglie non è in grado di operare una sintesi. La capacità di ricerca presuppone l’acquisizione di opportune metodologie che internet non fornisce e che possono solo essere insegnate.
Le trasformazioni che la società incontra per effetto dello sviluppo tecnologico non modificano in alcun modo questi fondamentali compiti della scuola. Altrimenti dovremmo dire, ad esempio, che, con l’introduzione e la diffusione dell’automobile, la scuola avrebbe dovuto insegnare come guidarla. Per questo ci sono le scuole guida e nulla impedisce che, fuori dalla scuola, si frequentino corsi di informatica.
Clifford Stoll, che dal 1975 ha contribuito a far diventare la rete un fenomeno mondiale, trent’anni dopo, a proposito dell’informatizzazione della scuola scrive: “Un computer non può sostituire un buon insegnante. Cinquanta minuti di lezione non possono venire liofilizzati in quindici minuti multimediali. Grazie all’elettronica digitale, gli studenti sfornano risposte senza elaborare concetti: la soluzione di problemi diventa la pressione di tasti. Fisici, chimici, biologi professionisti usano certamente i computer, ma non hanno acquisito le loro competenze grazie a un qualche software”.
La scuola ha altri e ben più importanti obiettivi che, stante la scarsità delle ore di insegnamento rispetto al patrimonio culturale da acquisire per la formazione personale, non possono essere sacrificati per una competenza tecnica che si può apprendere anche in orari extrascolastici.
Del resto gli studenti di oggi vengono a scuola con una competenza informatica già acquisita, talvolta superiore a quella dei loro insegnanti, a cui è forse miglio chiedere di incentivare nei loro studenti, la capacità di giudizio e i metodi di ricerca, la capacità di non confondere il reale col virtuale (sessualità compresa), e infine, come lei stessa opportunamente constata, una capacità di espressione e di scrittura oggi davvero carente sia nelle scuole secondarie che nell’università.

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Written by Babbo Leo

marzo 21st, 2012 at 10:57 am

Posted in apprendimento,scuola

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