Archive for the ‘dialogo’ Category
Chi é stato?
Ilbabbo e lamamma sono in una stanza. Si sentiva che i puntozero stavano giocando. Ultimamente vanno di moda giochi di mano,giochi da villano.
A un certo punto arriva duepuntozero in lacrime reggendosi la testa. Che cosa é successo? chiede lamamma. Unopuntozero continua a piangere e si tocca la testa. Ti sei fatto male qui? Unopuntozero risponde, iiiihh (si). E chi é stato? Chiede da indagatrice lamamma. E lui, IO. E continua a piangere.
Un film da BabbiBabbi
Vi segnalo un film di animazione imperdibile per noi babbi. Ebbene sì parla del rapporto tra padri e figli, aspettative, ansie e necessità di scoprire il proprio destino. Bellissimo e non banale, storia forte e piena di avventura, da vedere ovviamente con i nani!
Ottimo anche il sito ufficiale del film
Risposta pronta.
Duepuntozero (4 anni e mezzo): Ho visto un fantasma!
Unopuntozero (oramai più tommaseo – 7 anni e mezzo): Ah sì? E come hai fatto?
Duepuntozero: Ho gli occhi buoni!
venti
In auto i figli o stanno bene bene, cioè dormono, o stanno male male, cioè vomitano. Le vie di mezzo sono attimi di momentaneo disequilibrio tra questi due stati.
Nel nostro caso si aggiunge che da qualche mese a questa parte unopuntozero annunci anche il suo disagio “...mi fa male la gola” (traduzione: sto per vomitare), “..ho sete” (trad: mi annoio e tra un pò vomito) ” ..ma quando si arriva?” (traduzione: non ce la faccio più se non arriviamo vomito) “siamo arrivati?” (traduzione: sono appena salito e già vorrei vomitare ma faccio uan verifica per sicurezza) e così via.
Per distrarlo e mantenerlo nel precario disequlibrio di cui sopra proponiamo conversazioni che sembrano tentativi di abbordaggio. “Guarda, un albero” “Hai visto quella gru?” “Avete dipinto ieri a scuola?” e altre amenità.
Quando stiamo per arrivare chiaramente è passato del tempo e il nano si fa insistente: “Ancora non siamo arrivati?“, “Ci fermiamo?” “Quando si arriva?” tutto ripetuto allo sfinimento.
Ieri la Mamma, per dargli un’idea del tempo necessario e per stimolarlo, gli ha detto di contare fino a venti e saremmo arrivati. Dato che il piccolo sa contare fino a dieci ha spiegato il compito e gli ha detto “Conta due volte dieci e saremo arrivati“.
Al che unopuntozero ha detto “Dieci Dieci. Siamo arrivati ora?”
Non eravamo arrivati.
Ma non ha vomitato.
abbassa i bimbi chè disturbi il volume
A me da una noia tremenda parlare con sottofondo di TV. Soprattutto durante i pasti, ammazza il dialogo.
Otlretutto i cartoni animati mi rintronano e non rimpiango nessun TG che mi informa con notizie vecchie, perlopiù false e sicuramente tendenziose.
Il dramma è quando la spengi, soprattutto il grande si lamenta ma visto che lo fa per andare a tavola e far fuori un paio di piatti di pasta si calma in fretta e dopo pochi istanti tutto torna normale.
Ora ci sono anche le basi scientifiche, qui. Non dico di spengerla, ma tenerla spenta può far bene.
La televisione di sottofondo incide sul rapporto fra genitori e bambini
Secondo uno studio i grandi diventano meno pronti a rispondere alle richieste dei più piccoli
Occhio al ronzio della tv perennemente accesa. Più di un terzo dei bimbi americani fin da piccoli vive in case dove la televisione è accesa sempre o quasi, anche se non c’è nessuno a guardarla. Un’abitudine diffusa anche in Italia. Ebbene, secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università del Massachussets (Usa), questa consuetudine ha un effetto negativo sull’interazione tra i genitori e i bambini più piccoli.
LO STUDIO - Lo studio, pubblicato sulla rivista«Child Development», ha preso in esame circa 50 bimbi da 1 a 3 anni, ognuno dei quali era insieme a un genitore, nel centro studi pediatrici dell’ateneo. Gli scienziati hanno osservato l’interazione dei piccoli con la mamma o il papà per due volte: prima nel corso di mezz’ora nella stanza dei giochi senza la tv, poi mentre il piccolo schermo trasmetteva un programma per adulti. Per tutto il tempo gli studiosi hanno osservato quanto spesso gli adulti e i bimbi comunicavano fra loro, in che modo interagivano nei giochi e se gli uni erano attenti alle richieste degli altri (e viceversa). Ebbene, quando la tv era accesa, sia la qualità che la quantità delle interazioni tra adulti e bambini calavano bruscamente. Con i genitori meno attivi, attenti e pronti a rispondere ai loro piccoli, rispetto a quando la televisione era spenta.
INFLUENZA NEGATIVA - «Benché precedenti studi abbiano dimostrato che la tv di sottofondo disturbi i giochi solitari dei più piccini – commentano gli studiosi – questa ricerca per la prima volta ha dimostrato il suo impatto su quantità e qualità delle interazioni genitori-figli». Proprio questi momenti sono così preziosi per lo sviluppo dei piccoli, ecco perché i medici sottolineano che il loro lavoro sfata l’idea comune che il piccolo schermo non influenzi in alcun modo i bimbi più piccoli, se questi non guardano le trasmissioni. «Dobbiamo fare maggiore attenzione a un’esposizione precoce e cronica alla tv», concludono gli specialisti.
non mi fare ….
imparano da noi,
L’altro giorno dopo un mio tentativo di approccio giocoso fallito, unopuntozero mi ha detto “non mi fare incazzare”.
Niente di nuovo, ma dobbiamo stare attenti ad ogni parola che usiamo. Ogni termine, tutto quello che diremo potrà essere usato contro di noi, anche se nessuno ci ha mai letto i nostri diritti. E state certi che sarà usato. Tra l’altro non abbiamo il diritto di rimanere in silenzio. Dobbiamo parlare e agire. Con cautela e circospezione. Ma tacere non è permesso.
Io non mi sono incazzato, perché fondamentalmente mi sarei dovuto incazzare con me stesso, e meno male non si è incazzato neanche lui.
Babbo imperfetto?

la copertina di Parade
Lo hanno ripreso in tanti ma è bene risalire alla fonte, qui una sintesi di Repubblica
As the father of two young girls who have shown such poise, humor, and patience in the unconventional life into which they have been thrust, I mark this Father’s Day—our first in the White House—with a deep sense of gratitude. One of the greatest benefits of being President is that I now live right above the office. I see my girls off to school nearly every morning and have dinner with them nearly every night. It is a welcome change after so many years out on the campaign trail and commuting between Chicago and Capitol Hill.
But I observe this Father’s Day not just as a father grateful to be present in my daughters’ lives but also as a son who grew up without a father in my own life. My father left my family when I was 2 years old, and I knew him mainly from the letters he wrote and the stories my family told. And while I was lucky to have two wonderful grandparents who poured everything they had into helping my mother raise my sister and me, I still felt the weight of his absence throughout my childhood. Read the rest of this entry »
sei brutto
Il seguente schema di battute era vero fino a poco tempo fa:
bambino si rivolge a 1.0 : “brutto”
1.0 “mi ha detto brutto“….e scoppia a piangere
Allora, da bravi genitori, abbiamo notato la cosa e dopo averne parlato abbiamo deciso che dovevamo fare qualcosa. Read the rest of this entry »
Mi spiego?

Certo!
Domenica mi è capitato di vedere Matteo in preda all’ira. Era veramente molto arrabbiato, poche volte l’ho visto così. Una rabbia violenta, scatenata in un irrefrenabile pianto e in cattive minacce. Dario s’era fatto passare il pallone, l’aveva preso in mano e lesto era andato oltre la cortina di alberi per calciarlo giù per la collina; poi di corsa s’era ritirato nuovamente nel boschetto. Matteo era furibondo, riteneva giustamente che fosse Dario a dover recuperare il pallone, ma Dario naturalmente non era del medesimo avviso.
Quando ho visto Matteo piangere, inginocchiato e disperato in mezzo all’erba, sono andato a chiedere che fosse successo e brevemente m’ha spiegato che il pallone era da qualche parte tra l’erba perso da Dario. Mi sono offerto di andare a prenderlo, se solo mi avesse indicato la direzione, ma la mia sbrigativa disponibilità ha sortito un’inattesa impennata rabbiosa e con le lacrime che gli scendevano sulle gote ha preso a minacciarmi pretendendo che fosse Dario a cercare il pallone. Ho provato anche ad invitarlo a cercarlo assieme, con gentilezza e premura, ma non è servito a niente. Mi sono quindi deciso a chiamare Dario, Dario è arrivato e l’ho mandato a predere il pallone. Read the rest of this entry »
Punti di vista

Non so se capita anche a voi, ma a me succede spesso.
Dico una frase convinto che sia chiara, e mia figlia capisce un’altra cosa, perchè effettivamente la frase era ambigua.
Mi spiego con il dialogo di stamattina, su cui ho riso qualche minuto.
- Vieni a vedere Alice, nel computer c’è una foto di Leonardo appena nato (figlio di amici, n.d.r.)
- Fammi vedere
- Guarda, ecco la foto. Se clicchi diventa grande
- Babbo, ho cliccato ma è rimasto piccolo!
Effettivamente…



