Archive for the ‘apprendimento’ Category
Gigino e Gigetto
Questo lo fa proprio impazzire. Se poi il protagonista è Paolo allora la gioia è al massimo. Il gioco lo dovreste conoscere, se non lo conoscete avete avuto un’infanzia davvero brutta. Fa sempre colpo con i bimbi, ma anche con gli adulti. Read the rest of this entry »
Tortelli
Duepuntozero impara a parlare. E chi gli insegna? Unopuntozero ovviamente.
2.0: ‘oglio ‘elli (traduzione voglio i tortelli)
1.0: Si dice TOTTELLI
2.0: NO. ‘elli
1.0: Noooo. TO TE LI
2.0: NO. ‘Elli
1.0: Uffi. Tottelli
Chi va con lo zoppo…
così giovane e così snowboarder
Sarà che ogni babbo si bea di ogni bischerata che fanno i figlioli ma questo nanetto che va sulla tavola è una vera chicca.
Con i puntozero si parte l’anno prossimo, magari affidandoli alle cure di qualche professionista affinché si alleni e li trasformi in nuovi mistici riders…
i book you
30dieci
Dopo un pò di avventure nel magico mondo dei numeri già raccontate con il sette, dopo il sette e il quattro ecco a voi un altra manciata di numeri fino al quaranta. Una cosa tipo catravendìs alla unopuntozero.
Un dono per te, un dono per noi

La ludoteca del Quartiere 2 ”La Tana dell’Orso”di viale De Amicis 21, non è solo un luogo per bambini ma offre spazi di conoscenza e confronto anche ai genitori, in modo da scambiarsi esperienze e svolgere anche attività per favorire la crescita del bambino, specie nei primi mesi di vita. Una di queste iniziative, “Un dono per te, un dono per noi”, sarà in calendario a partire da domani, martedì 4 maggio dalle 10 alle 11,30. Un laboratorio in cui i grandi realizzano piccoli giochi da regalare poi ai cuccioli di pochi giorni fino a nove mesi. In pratica i genitori saranno guidati da persone esperte a prendere coscienza dei bisogni dei propri figli piccoli anche attraverso la costruzione di giocattoli adatti alla loro età. Si replica anche l’11, il 18 e 25 maggio, stesso orario. Info e iscrizioni, tel. 055 2767452.
Bagni sporchi? “Li puliscono i bambini…”
Ancora una volta il mondo della scuola è protagonista. Secondo questa notizia (ns fonte repubblica.it) il preside di una scuola elementare, non potendo rintracciare i colpevoli che hanno imbrattato i bagni in maniera inaccettabile, ha deciso di punire tutti i bambini dell’istituto. Come? Obbligandoli a pulire i bagni. Tutti i bambini. Ovviamente le proteste dei genitori non si sono fatte attendere. In particolare un genitore ha scritto al Preside, al Provveditorato e al Sindaco e minaccia di fare ricorso al tribunale.
Immagino che tra i genitori che hanno ricevuto la comunicazione ci possano essere state reazioni diverse. Ancora non sono riuscito a “mettere a fuoco” la mia reazione: per prima cosa escludo che si tratti di una sporcizia tanto anomala da non poter essere affrontata da chi di dovere… e in tal senso se non potesse affrontarla chi è preparato (e pagato per farlo) come potrebbero farlo un gruppo di bambini di 6-10 anni? In questo senso, la mia immaginazione va al Preside, e contino ad immaginare, che con questo gesto avrà voluto richiamare l’attenzione delle famiglie ad educare i propri figli a tenere un comportamento corretto e civile a scuola, così come a casa. E in questo senso mi viene da pensare che il gesto sia più che altro simbolico – anche perchè supponiamo che ci siano almeno 5 classi (dalla prima alla quinta) di almeno 20 bambini l’una, il primo è letteralmente nella cacc… ma l’ultimo lo trova lindo! Ma ancora una volta la ragione mi riporta al messaggio educativo di questo intervento. Ma forse immagino troppo… ed allora cerco l’articolo originale, quello ripreso da Repubblica, direttamente da “Il Gazzettino” di Padova, con tanto di commenti sotto. Leggo e comincio a mettere a fuoco il mio pensiero. Nonostante la mia fervida immaginazione… se fosse capitato a me, come genitore, non avrei protestato. Forse inviterei mio figlio a spiegare agli altri bambini come si usano i bagni! E se invece scoprissi che è stato lui a fare il danno?
Se a voi arrivasse una lettera del genere dalla scuola che reazione avreste?? I commenti sono benvenuti…
Pane e Acqua! IO NON CI STO (2)
Della mensa che aveva lasciato a “Pane ed Acqua” alcuni alunni ne avevamo parlato qui, riprendendo la notizia di un benefattore che aveva saldato il debito denunciando con l’occasione il proprio dissenso in una lettera. Ma a questo benefattore se ne aggiunge un altro, direttamente dal Congo. La notizia, riportata dal Corriere, è quella di un padre comboniano che dal Congo ha inviato una somma sufficiente a sfamare un bambino per un anno a mensa. Ma anche lui ha affidato ad una lettera il proprio pensiero:
Caro “cittadino di Adro”, abbiamo letto qua in Africa, la tua lettera “Io non ci sto” e anche noi ci uniamo al tuo messaggio e al tuo gesto. Inviamo un contributo per pagare la mensa per un anno a uno dei tuoi-nostri bimbi…
A Muahnga e Bunyatenge, piccoli villaggi di foresta, ogni giorno diamo a tutti i ragazzi delle scuole (circa 900) una tazza di “masoso”, pappetta fatta mais-sorgo-soja senza zucchero: è capitato qualche volta che la casseruola si vuotasse troppo in fretta; subito i bimbi che avevano già ricevuto si sono mossi e hanno condiviso la loro tazza con gli altri.
Il contributo che mandiamo è null’altro che questo gesto, anche perché so che gli altri bimbi di Adro lo farebbero spontaneamente. Siamo sicuri che anche gli amici che ci hanno dato questi soldi come gesto di solidarietà e giustizia ne saranno fieri.
Continuo a riflettere…
Pane e Acqua ? IO NON CI STO!
E’ di questo periodo la crescente polemica sui bambini di alcune mense scolastiche lasciati a pane e acqua perchè i genitori NON avevano pagato le rette. Sui giornali e media se ne sono sentite e lette di tutti i colori. Personalmente, ho vissuto le notizie in maniera incredula, non credendoci fino in fondo, ma pensando “ai soliti giornalisti” che esagerano. Forse non volevo pensarci. Oggi ho cambiato idea.
Oggi sul sito de ilsole24ore è apparsa la notizia di un anonimo benefattore che ha saldato il debito di alcune famiglie e si è offerto per garantire la copertura fino alla fine dell’anno scolastico. In seguito a questo gesto ci sono state alcune famiglie, regolarmente paganti, che hanno manifestato CONTRO il benefattore. Più che il gesto del benefattore, mi ha colpito la sua lettera. Ritengo necessario, indispensabile portarla all’attenzione di quante più persone possibile.
Ecco la lettera. E mi trova d’accordo su tutto.
Ed ecco un altro contributo che mi è stato segnalato. Buone riflessioni.
Dall’Unità del 23 marzo 2010 – articolo di Concita De Gregorio:
Qualche volta mi è capitato di dimenticare le rette scolastiche. La mensa, soprattutto. Quando i figli sono tutti piccoli, bollettini diversi scadenze diverse: le portano a casa negli zaini dicono mamma tieni, uno appoggia distratto il pezzo di carta sulla mensola, poi magari non si trova più, si perde in mezzo ad altre carte. Si paga in ritardo, con la penale, senza decreti ovviamente, e finisce lì. La prossima volta si sta più attenti. Non si pensa mai – e questo dipende dal fatto, credo, che siamo cresciuti, la mia generazione è cresciuta in un Paese dove la scuola pubblica specie quella elementare era fantastica, la cura dei bambini un bene superiore condiviso – che le colpe dei padri possano ricadere sui figli. C’entrano anche certi insegnamenti primari, certo, tipo questo. Perciò non succede niente, se un padre dimentica di pagare una retta di certo la scuola farà in modo che il bambino non sia neppure sfiorato da un pensiero che non saprebbe concepire. Se – più grave, più triste – i genitori non possono, invece, pagarla, la scuola – il comune, l’ente pubblico, lo Stato – si fa carico della debolezza dei grandi e protegge i piccoli. È ovvio che quando i bambini si siedono a tavola, a mensa, devono avere nei piatti tutti la stessa pasta al sugo. Non c’è nemmeno bisogno di spiegare perché. Perciò ci saranno cose più gravi ma mi dispiace, non riesco a pensare ad altro che a quei nove bambini che lunedì si sono seduti ai piccoli tavoli spostando le piccole sedie, hanno aspettato che arrivasse come ogni giorno la signora con carrello e hanno visto la pasta nei piatti degli altri, il pane nel loro.Scuola elementare di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Il comune (Lega, Pdl) aveva avvisato: questa la spiegazione. Sette bimbi stranieri, due italiani: pane e acqua. Riuscite a immaginarvi di avere sei anni, sedervi a tavola coi compagni, vedervi porgere un pezzo di pane, la pasta nei piatti degli altri e i loro sguardi su di voi? Sentire il compagno che chiede «perché tu mangi il pane», e non sapere cosa rispondere? Provate ad andare a ritroso negli anni, a mettervi in quelle scarpe e quei grembiuli: che cosa fareste? Piangereste, restereste in silenzio, mangereste il panino, dareste una spinta al compagno rovesciando il piatto? Ma che paese siamo diventati? Ma cosa ci è successo? Ma come è possibile che abbiamo smarrito persino l’istinto a tutelare l’innocenza, la cura dello sguardo di un bimbo, il suo valore? Cosa ci stiamo a fare, di cosa parliamo se non sappiamo sentire e insegnare questo? Da dove possiamo ripartire se non da qui? Il resto, tutto il resto, ne consegue. Mille posti in meno alla Fiat, altre mille famiglie che presto non potranno pagare le rette. Andate a cercare la notizia nei giornali, nei tg. Cercate bene, poi fateci sapere. A qualcuno interessa se da domani ci saranno mille posti di lavoro in meno? Non tocca mai a noi, non è vero? Sono storie di poveri, una minoranza. E se nostro figlio è compagno di banco e di classe dei nove a pane e acqua alla fine sarà meglio cambiargli scuola, che magari poi fa domande a cui non sappiamo rispondere. È così imbarazzante sentire i bambini che domandano perché. Diamogli la play station, così stanno zitti.
festa del babbo
Me lo immaginavo che tornando a casa il 19 marzo avrei trovato qualcosa che spontaneamente i puntozero avevano messo assieme per la festa del babbo. La mano assassina che il sistema ha armato è stata quella di unopuntozero.
Mi immaginavo un portapenne, un fermacravatta, un qualche cosa…
Non mi aspettavo un ritratto.
Ed evitate ogni commento pseudo psicologico, li ha già fatti la babysitter.
ps.
quella a sinistra è lamamma, io sono quello a destra.
Ah, si capiva? Vabbè scusate la precisazione…

