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Uomini che affrontano la paternità…

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Sabato

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990051

Sabato c’è stata la commemorazione (niente funerale: nessuno della famiglia era religioso) del nonno materno dei gemelli, morto martedì notte dopo 24 ore di ricovero e molti mesi di malattia.

Piccolo imprenditore di successo, aveva degli uffici in zona Fiera nei quali abbiamo deciso di fare una festa di saluto, all’americana; prima cibo e chiacchiere, poi tutti giù in cortile, dove ci siamo seduti in tanti intorno a un ragazzo con la chitarra e a tanti palloncini colorati.  Sono stati momenti molto intensi e difficili, soprattutto quando abbiamo ascoltato in silenzio lo sfogo di una sua collega che nemmeno giovedì scorso, l’ultima volta che l’ha visto vivo, ha saputo sfruttare l’ultima occasione per dirgli quanto lo stimava e quanto gli era grata per tutto – e l’aver perso quell’ultimo treno la faceva letteralmente tremare, e noi con lei.

Poi i bambini, che indicavano le foto del nonno appese al muro e lo chiamavano – non vi dico il torcimento di budella. Io pensavo che i gemelli hanno perso un nonno che nemmeno si ricorderanno di aver mai conosciuto, e mi è salito un magone sordo che ancora non è passato.

Nel giardino abbiamo dato i palloncini ai bambini, tanti, che li hanno lasciati volare via, tranne Pietro che adora il colore blu (“Bù!”) e non voleva mollare il suo.

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Written by Babbo Mark

settembre 23rd, 2009 at 7:43 am

Posted in famiglia,feste,nonni

Buon gusto

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Io e il mio compagno siamo genitori di due gemelli. Due anni appena compiuti,  maschio e femmina. La cosa più affascinante di una giornata con loro è stare ad osservare le mille sfumature di diversità del loro carattere: immagino di non dire nulla di nuovo a chi ha più di un figlio, ma per due gemelli son paragoni che risaltano ancora di più, credo.

E allora cominci a pensare che, davvero, le differenze tra uomo e donna sian impresse nel dna dalla notte dei tempi: Pietro affascinato da tutto ciò che è meccanico, attaccabrighe, niente sfumature. Silvia riflessiva, osservatrice e già capace di mettersi in posa se adocchia una macchina fotografica. Capace, soprattutto, di accattivarsi le simpatie come una consumata vedette: chiama il suo “Nando” (l’inquietante nome col quale mi apostrofa) con le luci negli occhi, genere cartone animato giapponese.

Ma recentemente è arrivata a livelli di sottigliezza davvero mirabolanti: mi han riferito che una settimana fa, davanti al gigantesco manifesto di un bellissimo modello di Armani che campeggia in via dell’Orso, a Brera, si è alzata sulle punte, ha allungato il dito e ha gridato: “NANDO!”.

Poi dice: come fanno a farsi voler bene così, ‘sti figli.

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Written by Babbo Mark

settembre 14th, 2009 at 12:38 pm

Posted in apprendimento

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